Articolo: Diari di Canile | Nicola Di Pardo

5 Febbraio, 2020

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In genere, quando si scrive una recensione si è chiamati a giudicare criticamente lo scritto, a riassumerne la trama in maniera oggettiva indicando i punti di forza e di debolezza. Ma non è questo che voglio fare con Diari di Canile. Non mi è proprio possibile farlo, in quanto significherebbe non rendere giustizia a tutto ciò che questi Diari rappresentano.

Partiamo dal semplice, dagli aspetti tecnici: Diari di Canile racchiude …

13 storie. Storie di abbandono, storie di riscatto, storie di emozioni. Interessante la scelta stilistica di Nico di occupare gran parte della pagina con le sue parole: riesce a trasmettere la stanchezza mentale, la pesantezza cognitiva che sia i cani che gli umani che lavorano nella struttura provano ogni giorno. Nico ci concede un po’ di respiro a piè pagina prima di condurci in una nuova pagina del Diario.

Diari di Canile è diverso da tutti i libri sui cani letti fino ad ora. È uno scritto che parla dal punto di vista del cane, con frasi brevi, spesso ripetute che colpiscono come coltelli. Non è un testo scientifico, Nico non si erge a professionista che tutto sa, ma anzi, ci apre una porticina sul vissuto emotivo del cane lasciando ampio spazio a tutte quelle emozioni che non sono socialmente accettate e che vengono subito etichettate come negative, come qualcosa da correggere o da punire. E lo fa con una empatia e una sensibilità rare, senza nessuna presunzione, senza nessuna arroganza.

Ogni riga di ogni pagina del diario è spunto di riflessione; ci porta a mettere in discussione quello che pensavamo di sapere, a rivedere le nostre domande e le nostre intenzioni, ci invita a scrollarci di dosso teorie, pregiudizi e lasciare che sia il cane a guidarci, a dirci di cosa ha bisogno per aiutarci ad aiutarlo.

Diari di Canile ci fa sorridere, ci fa arrabbiare, ci fa commuovere e spesso ci fa sentire impotenti davanti alle storie di abbandono, di maltrattamento, di etichette appiccicate ad un cane che nessuno si è preso la briga di mettere in discussione. Nico riesce a scrivere le emozioni e a trasmetterle al lettore, ci offre una finestra sulla vita di questi Cani, ci permette di entrare all’interno della struttura e sentirne il dolore, lo smarrimento e a volte anche la riconquistata fiducia, la gioia di una seconda possibilità che alcuni hanno già avuto mentre altri ancora aspettano.

Esistono libri che devono essere studiati, altri che necessitano di solide basi cinofile per essere compresi e che rimarranno inaccessibili ai non addetti ai lavori, altri ancora che hanno la presunzione di dirci cosa devi fare, come e quando come se il cane fosse una macchina da aggiustare e poi c’è Diari di Canile che attraverso un viaggio nell’emotività ci insegna, ci educa senza arrogarsi il diritto di avere la verità in tasca.

E quindi grazie a Nico, ma anche a Lola, Fiona, Perla, Lea, Alexia, Iron, Max, Rain, Muffin, Cora, Stone, Luce, Cherry e a tutti i cani che non riempiono le pagine dei Diari ma che sono presenti in ogni storia. E ultimo, ma non per importanza, grazie per la preghiera all’adottante.

Grazie Nico, ti si vuole bene.

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